Namsal Siedlecki in residenza al Villaggio Normann /Scuola Civica Arte Contemporanea

 



Namsal Siedlecki | Residenza al Villaggio Normann e laboratorio alla Scuola Civica d'Arte Contemporanea

In occasione del trasferimento della Scuola Civica d'Arte Contemporanea nella nuova sede ospitata nell'edificio delle ex scuole di Piazza San Francesco, a Iglesias, Namsal Siedlecki è stato invitato in residenza presso il Villaggio Normann e a condurre un laboratorio rivolto agli studenti della Scuola. L'iniziativa si inserisce nel programma di residenze e visiting professor che caratterizza il progetto formativo della Scuola Civica, fondato sull'incontro tra ricerca artistica, sperimentazione didattica e relazione con il territorio.

Più che un workshop tecnico, il laboratorio è stato concepito come un processo condiviso di progettazione e costruzione. Studenti e artista hanno realizzato un dispositivo espositivo in legno capace di accogliere al proprio interno una persona, lasciando emergere, attraverso un'apertura circolare, una porzione del corpo. La struttura, sospesa tra scultura, architettura e installazione, non era pensata come semplice supporto per l'opera, ma come spazio esperienziale in cui il corpo diventava parte integrante del dispositivo espositivo.

Attraverso la costruzione collettiva dell'opera, il laboratorio ha proposto una riflessione sul rapporto tra materia, tecnica e percezione, interrogando il modo in cui l'allestimento possa trasformarsi da elemento funzionale a componente attiva della ricerca artistica. Lo spazio espositivo veniva così concepito come luogo di relazione, capace di ridefinire il confine tra osservatore e osservato, tra interno ed esterno, tra presenza fisica e costruzione dello sguardo.

Questa attenzione alla dimensione materiale costituisce uno degli elementi centrali della ricerca di Namsal Siedlecki, il cui lavoro si sviluppa all'incrocio tra scultura, antropologia dei materiali e riscoperta di tecniche artigianali tradizionali. Le sue opere nascono spesso da lunghi processi di ricerca sul campo, nei quali l'incontro con saperi locali e pratiche manifatturiere diventa parte integrante della costruzione dell'opera stessa.

Un passaggio emblematico di questo percorso prende avvio nel 2014 durante una residenza a Budapest. Visitando il Magyar Mezőgazdasági Múzeum, ospitato nel castello di Vajdahunyad, l'artista rimane colpito da un cappello da caccia della Transilvania realizzato con un materiale inconsueto: una superficie vellutata che, a un'osservazione più attenta, si rivela essere ottenuta dalla lavorazione di un fungo. L'interesse non si concentra sull'oggetto in quanto reperto storico, ma sul sapere tecnico che esso custodisce e sulla possibilità di ricostruire la genealogia di una pratica ormai quasi scomparsa.

La ricerca conduce Siedlecki a individuare un raro documento audiovisivo nel quale un anziano artigiano mostra il processo di lavorazione della cosiddetta "pelle di fungo". Traducendo il filmato dal romeno, l'artista comprende che quell'uomo potrebbe essere uno degli ultimi depositari di questa conoscenza. Da quel momento decide di raggiungere la Transilvania per incontrarlo, apprendendo direttamente una tecnica destinata altrimenti a scomparire.

Questo episodio restituisce con chiarezza il metodo di lavoro dell'artista: un processo in cui l'opera nasce dall'incontro con persone, territori e saperi materiali, trasformando la pratica artistica in un'esperienza di ricerca, trasmissione e conservazione di conoscenze. La scultura non coincide esclusivamente con il risultato finale, ma comprende il percorso di apprendimento, gli incontri e le relazioni che ne rendono possibile l'esistenza.

All'interno della Scuola Civica d'Arte Contemporanea, il laboratorio ha rappresentato un'estensione concreta di questa impostazione. L'esperienza condivisa della costruzione, l'attenzione ai materiali e il confronto diretto con il fare hanno offerto agli studenti l'opportunità di sperimentare una concezione dell'arte come pratica processuale, nella quale la dimensione tecnica diventa strumento di conoscenza e occasione di riflessione critica.

La residenza di Namsal Siedlecki conferma così una delle linee di ricerca della Scuola Civica: promuovere percorsi formativi in cui produzione artistica, sperimentazione, manualità e relazione con il territorio si intrecciano all'interno di un processo aperto di apprendimento. In questa prospettiva, la residenza non costituisce un momento accessorio della didattica, ma uno spazio di ricerca condivisa, nel quale il fare artistico diventa occasione per interrogare il rapporto tra materia, memoria e costruzione collettiva del sapere.




















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