Simeone Crispino (Vedovamazzei) - Residenza al Villaggio Normann e Visiting Professor alla Scuola Civica d'Arte Contemporanea
Nel mese di luglio Simeone Crispino, cofondatore del duo Vedovamazzei, è stato ospite in residenza presso il Villaggio Normann e Visiting Professor del corso 1.0 della Scuola Civica d'Arte Contemporanea di Iglesias. La sua partecipazione si inserisce nel programma di residenze della Scuola, orientato a mettere in relazione ricerca artistica, sperimentazione didattica e territorio, favorendo occasioni di confronto diretto tra artisti, studenti e comunità.
La ricerca di Vedovamazzei si distingue da oltre due decenni per la capacità di attraversare linguaggi e media differenti, mettendo in crisi le convenzioni della rappresentazione e interrogando il rapporto tra opera, contesto e immaginario collettivo. Ironia, slittamento semantico, appropriazione e continua ridefinizione del significato costituiscono alcuni degli elementi che caratterizzano una pratica nella quale ogni intervento assume la forma di un dispositivo aperto, capace di generare letture molteplici e inattese.
Nel corso della residenza, il confronto con gli studenti si è sviluppato attorno ai processi di costruzione dell'opera, privilegiando la dimensione della ricerca rispetto alla produzione di un risultato concluso. La pratica artistica è stata affrontata come spazio di sperimentazione, nel quale intuizione, errore, traduzione e improvvisazione diventano strumenti fondamentali di conoscenza e di elaborazione critica.
Uno dei momenti centrali della residenza si è svolto presso Agri-Factory Barega, uno dei luoghi di sperimentazione attivati da Giuseppefraugallery, dove Simeone Crispino ha realizzato una performance in occasione dell'Agrifest. L'intervento, dedicato a Stella Scala, si è articolato come un'azione essenziale ma fortemente evocativa: una performance musicale eseguita utilizzando una scala come elemento scenico e simbolico, trasformata da semplice oggetto funzionale in dispositivo performativo.
L'azione ha coinvolto il collettivo Giuseppefraugallery, Manolo Pinna-Lucia e Giacomo Tronci in una rilettura del brano I'm Bad Like Jesse James di John Lee Hooker, reinterpretato in lingua sarda con il titolo Seu malu cumenti Gesse Giames. La traduzione non si limita a trasferire un testo da una lingua a un'altra, ma attiva un processo di trasformazione culturale nel quale il blues americano viene ricollocato all'interno dell'immaginario del Sulcis, dando origine a una nuova configurazione simbolica.
La performance costruisce così un dialogo tra geografie, tradizioni musicali e identità linguistiche differenti. Il blues, linguaggio nato dall'esperienza storica delle comunità afroamericane, incontra la lingua sarda e il paesaggio minerario, producendo una riflessione sul significato della traduzione come pratica creativa. Ogni passaggio implica uno spostamento, una perdita e al tempo stesso una possibilità di generare nuovi significati, mostrando come i linguaggi siano continuamente attraversati da processi di appropriazione, adattamento e reinvenzione.
In questo contesto, la musica diventa uno strumento di relazione e di costruzione collettiva dell'esperienza. L'intervento si sottrae alla dimensione dello spettacolo per assumere quella di un dispositivo partecipativo, nel quale il gesto performativo si intreccia con il contesto che lo ospita, con le persone coinvolte e con le pratiche di condivisione che prendono forma durante l'azione.
La scelta di realizzare la performance all'interno di Agri-Factory Barega conferma inoltre una delle linee di ricerca della Scuola Civica d'Arte Contemporanea: estendere la formazione oltre gli spazi tradizionalmente destinati all'insegnamento, trasformando aziende agricole, paesaggi produttivi e luoghi della vita quotidiana in contesti di ricerca artistica e pedagogica. In questa prospettiva, il territorio non costituisce uno sfondo dell'attività didattica, ma diventa parte attiva del processo di produzione culturale.
La residenza di Simeone Crispino ha così offerto agli studenti l'opportunità di confrontarsi con una pratica che interpreta l'opera come esperienza aperta, nella quale linguaggi, suoni, oggetti e relazioni vengono continuamente ricombinati per mettere in discussione le modalità attraverso cui costruiamo significati e immagini del reale. La dimensione performativa si rivela, in questo senso, non come esito finale del lavoro, ma come processo di ricerca condivisa, capace di trasformare il fare artistico in uno spazio di apprendimento, di scambio e di sperimentazione.
La presenza di Crispino conferma la vocazione della Scuola Civica d'Arte Contemporanea e del Villaggio Normann a costruire un modello di formazione fondato sull'incontro tra pratiche artistiche contemporanee, ricerca situata e partecipazione. La residenza diventa così un tempo di lavoro condiviso nel quale teoria, esperienza e territorio contribuiscono alla costruzione di nuove forme di conoscenza e di relazione tra arte e società.


































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