Namsal Siedlecki-Helena Hladilová. Residenza al Villaggio Normann / Barega Agri-Art Gallery

 


Namsal Siedlecki e Helena Hladilová (Gum Studio)

Residenza al Villaggio Normann / Barega Agri-Art Gallery

La residenza di Namsal Siedlecki e Helena Hladilová, sviluppata nell'ambito delle attività del Villaggio Normann e della Barega Agri-Art Gallery, si inserisce nel percorso di ricerca promosso da Giuseppefraugallery, dedicato al rapporto tra arte contemporanea, paesaggio e cultura materiale. Il progetto esplora le relazioni tra biodiversità, memoria dei luoghi e pratiche di conoscenza, assumendo il territorio come laboratorio di sperimentazione artistica.

L'intervento nasce da un'idea condivisa dai due artisti: realizzare un giardino di piante velenose della Sardegna, concepito come un ecosistema aperto e in continua evoluzione. Più che un'opera conclusa, il progetto prende forma come un dispositivo vivente destinato a trasformarsi nel tempo attraverso la crescita spontanea delle specie, i processi di adattamento naturale e il contributo delle persone coinvolte nella sua costruzione e nella sua cura.

L'intenzione iniziale è semplice quanto radicale: preparare una piccola aiuola destinata ad accogliere esclusivamente specie vegetali tossiche, lasciando che il loro sviluppo costruisca progressivamente una sorta di archivio vivente della flora spontanea dell'isola. Il giardino diventa così un luogo di osservazione, dove assistere ai processi di competizione, sopravvivenza e trasformazione che regolano gli equilibri ecologici, senza imporre un controllo artificiale sul loro sviluppo.

Questa scelta sposta l'attenzione dalle qualità estetiche delle piante alla complessità delle relazioni che esse instaurano con l'ambiente e con la storia delle comunità umane. La tossicità non viene interpretata come elemento negativo o minaccioso, ma come una caratteristica biologica che partecipa all'equilibrio dell'ecosistema e che, nel corso dei secoli, ha contribuito alla costruzione di saperi, pratiche medicinali e conoscenze popolari.

Il progetto dialoga esplicitamente con gli studi di Ignazio Camarda sull'etnobotanica della Sardegna, riconoscendo il valore delle conoscenze tradizionali sviluppate all'interno delle comunità agro-pastorali. Per lungo tempo il riconoscimento delle specie vegetali — alimentari, officinali, tossiche o impiegate nell'artigianato — ha costituito una componente fondamentale della cultura materiale dell'isola, trasmessa attraverso pratiche quotidiane e forme di sapere locale. La progressiva trasformazione dell'economia rurale, l'abbandono delle campagne e la perdita di molte attività tradizionali hanno però reso questo patrimonio sempre più fragile, esponendolo al rischio della scomparsa.

L'opera si inserisce in questo scenario come una forma di riattivazione della memoria. Il giardino non assume il carattere di una collezione botanica né di un dispositivo didattico in senso tradizionale, ma diventa uno spazio di relazione nel quale conoscenze scientifiche, memoria orale e osservazione diretta convivono all'interno di un processo aperto. L'interesse degli artisti non è rivolto alla catalogazione delle specie, bensì alla possibilità di ricostruire un rapporto consapevole tra uomo e ambiente attraverso la pratica dell'osservazione e della cura.

Questa attenzione ai processi naturali attraversa la ricerca di entrambi gli artisti. Il lavoro di Namsal Siedlecki esplora frequentemente la dimensione materiale dell'opera attraverso l'incontro con tecniche artigianali, saperi tradizionali e forme di conoscenza legate ai territori, mettendo in discussione la separazione tra ricerca artistica e cultura materiale. Helena Hladilová, invece, concentra la propria ricerca sulle relazioni tra oggetti, materiali e spazio, interrogando il modo in cui elementi apparentemente ordinari possano rivelare strutture culturali e sociali invisibili.

Dal dialogo tra queste due prospettive nasce Gum Studio, fondato nel 2008 come spazio condiviso di sperimentazione. Più che una collaborazione occasionale, Gum Studio rappresenta un terreno di ricerca comune nel quale pratiche artistiche differenti convergono nella costruzione di interventi capaci di mettere in relazione processi naturali, sistemi culturali e trasformazioni del paesaggio.

Nel contesto della Barega Agri-Art Gallery, il giardino delle piante velenose assume un significato ulteriore. Inserito all'interno di uno spazio agricolo attivo, il progetto mette in discussione le tradizionali separazioni tra arte, coltivazione, ricerca scientifica e pratiche ecologiche. L'opera non viene semplicemente collocata nel paesaggio, ma cresce insieme ad esso, condividendone ritmi, fragilità e trasformazioni.

La residenza conferma così una delle linee di ricerca sviluppate da Giuseppefraugallery: considerare il territorio non come supporto dell'intervento artistico, ma come interlocutore attivo della pratica contemporanea. Attraverso un gesto minimo — la costruzione di un giardino destinato a evolversi nel tempo — il progetto propone una riflessione sul valore della biodiversità, sulla trasmissione dei saperi locali e sulla possibilità che l'arte contribuisca a costruire nuove forme di attenzione verso il paesaggio e le ecologie culturali che lo attraversano.

















Lilies on Mars in concerto durante l'inaugurazione

Lilies on Mars in concerto durante l'inaugurazione



 


Neuroni Attivi - Movimento Zeitgeist Sulcis






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Acetosella: Anticamente (nel Medioevo) si usava come condimento. Al pari dell'acetosa arricchisce di sapore verdure e minestre. Dalle foglie si può ricavare una bevanda dissetante (quasi una limonata). Le radici possono essere usate come gli asparagi. In tutti i casi si deve usare questa pianta con parsimonia in quanto contiene il velenoso acido ossalico (legato in forma salina al potassio) che può provocare danni ai reni ma anche la morte.
In prossimità di temporali le foglie dell'acetosella si rialzano preannunciando al contadino l'arrivo della pioggia.
È usata in erboristeria come depurante, diuretico, rinfrescante, facendone un decotto di 20 g di foglie fresche in 1 l d'acqua e bevendone massimo due tazze al giorno. Le foglie se masticate disinfettano i denti e il cavo orale. Similmente all'acetosa è considerata un buon rimedio per dermatosi e ascessi (applicando le foglie dello stesso decotto precedentemente descritto), decongestionante e febbrifugo. Il decotto della radice (20 g in 1 l d'acqua) bevendone due tazze al giorno rende più elastica la pelle. La pianta viene utilizzata fresca poiché essiccandola perde molte delle sue proprietà. I suoi principi attivi sono gli ossalati e gli antrachinoni. La pianta contiene tra l'altro acido ascorbico (vitamina C).
Nell'industria è usata per ricavarne un ottimo sbiancante delle macchie d'inchiostro e ruggine. Può essere usato anche come disincrostante per i radiatori delle automobili e in genere per lucidare oggetti metallici come rame e bronzo. Quest'ultimo composto veniva preparato dai droghieri - artigiani di una volta e si chiamava sale di acetosa.






Il Bosso- Parti velenose: tutta la pianta, le foglie in particolare. Principi attivi: buxina, busseina, bussimidina.
Tossicologia - Pianta tossica, può provocare dermatite da contatto; la sintomatologia in seguito a ingestione si manifesta inizialmente con disturbi gastrointestinali: vomito e diarrea. E' ammesso l'uso esterno nella terapia dell'herpes simplex (HSV-1).
il bosso viene spesso coltivato per l'ornamento dei giardini. Fiorisce in primavera. E' un arbusto di cui ne vengono utilizzate tutte le parti, anche per usi non propriamente curativi.. Il legno di bosso, infine, viene utilizzato in ebanisteria.
In passato si riusciva anche ad utilizzarne le virtù terapeutiche, note già nel XII secolo, quando Santa Ildegarda lo ricordava come rimedio efficace contro il vaiolo. L'infuso veniva consigliato nella cura contro l'epilessia.



















Brionia - Nota sin dall'antichità, la vite bianca o del diavolo, detta in sardo Croccoriga aresti, veniva usata nella medicina popolare per curare la pertosse, reumatismi, nevralgie e contusioni. Adoperata anche come diuretico  e per favorire l'eliminazione dei liquidi sierosi, in seguito il suo uso fu abbandonato per gli effetti collaterali trattandosi di una pianta velenosa.






















Contiene saponine, la xantina teobromina e un pigmento giallo, l'ilexantina. Oggi l'agrifoglio viene usato raramente in fitoterapia per via della sua tossicità, ma presenta proprietà diuretiche, febbrifughe e lassative. Ha inoltre un effetto simile a quello della serotonina. Il decotto delle giovani radici raccolte in autunno è diuretico. Il decotto e il vino medicato della corteccia raccolta in qualunque periodo dell'anno vantano proprietà febbrifughe. L'infuso delle foglie raccolte prima della fioritura e fatte essiccare all'ombra ha proprietà calmanti, febbrifughe e curative dell'itterizia, contiene tra le altre sostanze la ilicina. I frutti raccolti a maturazione da ottobre a dicembre e fatti essiccare al calore hanno azione purgativa
Il contenuto di ilicina contribuisce a rendere l'agrifoglio tossico per gli esseri umani poiché irrita lo stomaco e l'intestino, e altri componenti lo rendono dannoso per il sistema nervoso e per il cuore. L'ingestione di appena venti bacche può essere mortale per un adulto






Chiamata Belladonna perché un distillato della pianta era adoperato dalle signore come cosmetico, appartiene alla famiglia delle Solanacee. Il nome del genere (atropa), che deriva da quello della parca Atropo, figurazione mitologica della morte, sta a significare la velenosità della pianta.
In omeopatia è conosciuta per le proprietà ottenute dal frutto, foglie e radici, in quanto agisce su cuore, polmoni, vene, cervello e sistema nervoso e sebbene sia una delle piante più note dal punto di vista farmacologico, la belladonna è in realtà estremamente tossica ed i suoi principi attivi, la josamicina e l'atropina, hanno infatti un effetto paralizzante sulle terminazioni nervose del sistema parasimpatico e determinano una riduzione della sensibilità al dolore.







In passato una delle credenze popolari era dovuta dal fatto che l’olio estratto dalla celidonia potesse migliorare la vista, ecco perché fino a non moltissimo tempo fa gli erboristi creavano con i suoi composti un collirio, pratica che è stata però persa di vista con le innovative strategie per tale scopo, proposte anche dalla medicina omeopatica e da numerosi altri composti naturali. Gli erboristi tradizionali impiegavano la celidonia anche per trattare numerosi problemi fisici, come l’ittero ed i disturbi al fegato, mentre come vedremo in seguito la celidonia ritrova una delle sue favolose qualità per trattare inestetismi della pelle come le verruche o i calli: nel corso della storia, infatti, la celidonia veniva impiegata per preparare un favoloso unguento che applicato sulla pelle permetteva la guarigione di vesciche, ustioni e altre condizioni compromettenti la salute cutanea. La celidonia contiene infatti diversi alcaloidi, pigmenti, caroteni, oli essenziali ed enzimi proteolitici che nel loro insieme combinano varie proprietà benefiche per tutto l’organismo, alleviandone i sintomi derivati da disturbi fisici ed aumentando il suo benessere generale.












          

























Svelato il mistero del Riso Sardonico, la causa è un infuso di Oenanthe fistulosa dato ai morenti Nuragici..

E' ufficiale il Riso Sardonico di cui parlano i Greci in relazione alle popolazioni Sarde era il risultato della bevuta di un infuso di "Oenanthe fistulosa " che in Sardegna è molto diffusa vicino ai corsi d'acqua (e perciò detto "sedano acquatico"), lo dice il direttore del Dipartimento di Botanica all'Università di Cagliari , Mauro Ballero , nella ricerca che il suo team ha pubblicato sulla rivista americana "Journal of natural products ". Una buona notizia perché già se ne immagina un uso curativo da parte delle case farmaceutiche.
Il c.d. riso sardonico non sarebbe però una risata bensì la contrazione dei muscoli del viso dovuta all'avvelenamento per mezzo dell'infuso succitato. Si sa per certo da fonti greche ch'esso fu dato a bere ai Sardi antichi morenti, con particolare riferimento all'usanza di mandare a morte tutti coloro che compivano i 70 anni:"una notizia attribuita a Timeo, il quale avrebbe riferito come in Sardegna i vecchi di 70 anni venissero uccisi a bastonate e sassate dai figli e precipitati in un fossato; nel perire i vecchi ridevano di un riso che per la crudele situazione e l'ambiente in cui si svolgeva il rituale, veniva chiamato "sardonio"; secondo una diversa lettura a ridere erano invece gli uccisori, mentre gli uccisi venivano sacrificati a Crono" (Didu, visto su: www.sardolog.org )
Ma da fonti altretanto antiche possiamo associare questo infuso anche ad una sorta di pillola di cianuro da agente segreto, alla James Bond per intenderci, che prendevano i guerrieri Shardana catturati dal nemico, infatti Simonide di Ceo ci racconta l'assedio degli Shardana a Creta , allorché alcuni Sardi furono catturati e condotti a morire fra le braccia arroventate della statua bronzea di Talo (anch'essa Sarda peraltro), ed essi si presentarono ai loro giustizieri con un ghigno beffardo sul volto ch'egli chiamò riso sardonico, il sardus gelo di Omero (secondo altri Talo era un'automa bronzeo che distrusse i Sardi con un abbraccio infuocato, ed il riso sarebbe il suo).
-Misteri di Sardegna, Storia e tradizioni di Daniele Puddu-







Barega è una località alle porte di Iglesias, nella Sardegna del Sud-Ovest... In aperta campagna, la Agri.Art Gallery è all'interno di una tenuta bio-agricola di 16 h, l'unico modo per arrivarci è prendere contati diretti ai seguenti numeri 3473696005  o più semplicemente scrivere a info@giuseppefraugallery.com, oppure tentare l'avventura e perdersi, per ritrovarsi magari più tardi da qualche parte nelle vicinanze....per essere accompagnati in quel luogo che sa ancora di semi-clandestinità.






Helena Hladilová
Repubblica Ceca, 1983
STUDI
Programma di Master, Accademia di Belle Arti, Carrara, Italia.
Diploma di Laurea, Facoltà di Belle Arti, University of Technology, Repubblica Ceca.
Programma Erasmus, Accademia di Belle Arti di Brera, Milano, Italia
PROGETTO CURATORIALE
Dal 2008 cofondatrice e cocuratrice di GUM Studio, Torino, Italia
PERSONALI
2013
270°, curato da Stefano Collicelli Cagol, GAM Turin, IT
2012
Barega, Giuseppe Frau Gallery, Gonnesa, IT
NaCI, L'a projectspace, con with Namsal Siedlecki, Palermo, IT
Barega, Giuseppe Frau Gallery, Gonnesa, IT Něco, m.odla gallery, Prague, CZ
SELEZIONE DI MOSTRE
2013
Versus XIX, curato da Francesca Referza, Velan Center, Turin (upcoming)
2012
RECORD, Fondazione Bevilacqua la Masa, Piazza San Marco, Venice, It
Corso aperto, Fondazione Antonio Ratti, Como, IT
III Moscow International Biennale for Young Art, Go West project, curato da A.
Parshikov, Moscow
Sotto la Strada, La Spiaggia, Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, curato da B.
Antille, M. Fiedler, A. Parshikov,
Turin, IT
Roma supporta Cripta 747, Fondazione Pastificio Cerere, curato da Cripta 747,
Roma, IT
Madeinfilandia, Pieve a Presciano, IT
Carte Blanche#6, curated by F. Pagliuca, UniCredit Studio, Milan, IT
2011
Astissima LIDO/GUM Studio/Aghilysti, curated by Ch. Frosi, R. Leotta, D. Perrone,
Turin, IT
Konečněspolu, curato da L. Sýkorová, Galerie Emil Filla, Ústí nad Labem, CZ
Il buon vicino, curato da A. Poggianti, Chiesa del luogo Pio, Livorno, IT
Velocypedia, curato daL. Kukurová and M. Mikuláštík, NTK Gallery, Prague, CZ
A show is a show is a show, curato da H. Canoilas and V. Costa, Cripta 747,
Turin, IT
2010
Real Presence 10, MKM, Belgrade, SRB, curato daD. Denegri e B. Tomic Riunione
di famiglia, Bocs, Catania, IT
AS I, DOX Centre for Contemporary Art, Prague, CZ
Spot, Cristallo cammina con me, curated by G. Tosi, Studio, Pistoia, IT
Let me find, ZAK, Siena, Italy
“Niente da vedere tutto da vivere“, curato da L. Bruni, Parallel event of POST
MONUMENT, XIV Biennale Internazionale di Scultura di Carrara,IT
2009
Setting for production, curated by P. E. Antognoli, P 38, Lucca, IT Copia di una
copia, curated by R. Leotta, Cripta 747, Turin, IT
Back to Front, Spacio Via Brunetti, Rome, IT
2008
Lo spazio e gli altri, Parralel event of the XIII Biennale Internatzionale di Scultura di
Carrara, IT
Nic na odiv ..?, curato da I.Slavík, Z. Štefková, Kateřinská zahrada, Prague, CZ
WORKSHOP E RESIDENZE
2013
Art Quarter Budapest in colaboration with FUTURA Praga, Budapest, HU
(upcoming)
Nida Art Colony, Lithuania (upcoming)
2012
Advanced Course in Visual Arts, with Liliana Moro, Fondazione Antonio Ratti,
Como, It
Fondazione Spinola Banna per l’arte, Workshop breve, Poirino, It
Progetto Contemporaneo, Residenza Candelieri di Sardegna, Iglesias, IT
2011
Arteles, Haukijärvi, Finland
10 giorni per un arte collettiva, Cripta 747, Torino, IT, curated by Hugo Canoilas
and Vasco Costa Rehearsal,
Art in General, New York, with Ohad Meromi
2010
Seeccitatasiingrandisce6volte, Motel Lucie, Milano, IT
Territori flessibili, Networking 10, with Cesare Pietroiusti, EX3 Florence, IT
Solid Void, Diogiene School of Art, curated by Diogiene, Turin, IT
Real presence 10, curated by D. Denegri e B. Tomic, Belgrade, Serbia
2009
Back to the Present, Networking 09, with Luchezar Boyadjiev, Arezzo, IT
PUBBLICAZIONI
2012
The Choice is Yours, Fondazione Antonio Ratti, Mousse Publishing
Sotto la Strada, La Spiaggia, Fondazione Sandretto Re Rebaudengo editor
Go West!, Park of Arts MUZEON Publishing
Arteles Catalogue Published
Carte Blanche#6, UnicreditStudio
Il Buon Vicino#0, Kunsteverein Publishing
2011
CZECH TOUR, Project of GUM Studio, editor and graphic design Aleš Čermák,
published by Ausdruck Books
Konečně spolu, published by FUD UJEP
Artissima LIDO, UnicreditStudio
An Art Newspater, Then Naughties, editor Aaron Moulton
Territori flessibili, Networking 10
2010
POST MONUMENT, XIV Biennale Internazionale di Scultura di Carrara
NEW GENERATION, Real Presence Back to the Present, Networking 09
CONFERENCES
2012
BASETALKS, Base, Firenze, It
2010
Nuove, Vecchie Frontiere: gli Artist Run Space, curated by Milovan Ferronato, Pac,
Milano, IT
Predictions, curated by Martina Angelotti, Antonio Grulli ed Emanuele Guidi,
Carrara, IT
Riunione di famiglia, Bocs, Catania, IT
OTHER
2012
TAXI, Cripta 747 Torino, text by Guido Santandrea http://t-a-x-i.it/

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